LA PAURA GENERA MOSTRI di ODIO
M o v i m e n t o C o o p e r a z i o n e E d u c a t i v a
LA PAURA GENERA MOSTRI di ODIO
Educare vuol dire creare contesti in cui si apprende e si comprende
il rispetto delle diversità e la pari dignità .
Contro le discriminazioni, costruiamo insieme senso di appartenenza,
senso di responsabilità e diritti - doveri di cittadinanza.
C’è un filo che lega l’assalto ai campi rom di Napoli, l’aggressione omicida di Verona, la violenza e lo strangolamento della ragazza quattordicenne a Niscemi?
Ce lo chiediamo incalzati da uno sconfortante pensiero, come se tutto ciò che a scuola insegniamo ci stesse franando sotto i piedi.
Temiamo che un legame purtroppo ci sia, e che quei comportamenti non siano assurdi fatti privati, ma questioni di interesse sociale che riguardano la scuola e la società tutta.
Sta crescendo nella nostra società un odio cieco per la diversità, che ha toccato livelli paurosi e determina fatti incontrollabili di cui siamo testimoni annichiliti.
Tuttavia addossare tutta la colpa alla televisione è un po’ come chiamarsi fuori, ritirarsi nell’impotenza a cambiare le cose. Certo, se un tempo la Tivù è stata lo specchio della realtà (documentata, desiderata, rovesciata), ora sembra che sia avvenuto un cambiamento a 180 gradi, e sia la televisione a plagiare la realtà: ovvero sono i nostri ragazzi che si atteggiano secondo modelli omologati derivati dai teleschermi.
E questo non vale solo per i giovani, ma anche per famiglie e interi paesi; perciò ci chiediamo dove ci porterà la perniciosa idea di ammettere in società solo chi è già identico a noi stessi?
Non è forse dall’unione di diversità che nasce la creatività, che nasce la vita stessa?
L’omologazione dei comportamenti è ormai troppo avanti; l’avvento della società multietnica, dell’Europa a 27 Paesi e la globalizzazione hanno fatto il resto, generando paure che se pur legittime, non essendo state elaborate socialmente e culturalmente si sono trasformate in odio per ogni forma di diversità, per ogni comportamento non conforme.
In questi giorni si tenta di criminalizzare intere popolazioni; si parla di introdurre nuovi reati, tesi a colpire non le responsabilità individuali, ma le condizioni di vita. Noi dobbiamo:
- testimoniare solidarietà a chi è colpito da questi tentativi di criminalizzazione
- rispondere a chi calpesta la giustizia con i diritti di uguaglianza sanciti dalla nostra Costituzione
- ricordare che la scuola si occupa dell’educazione alla convivenza e alla solidarietà
- vigilare nei contesti educativi in cui operiamo affinché tutti i bambini siano tutelati come previsto dalle leggi italiane e dalla carta dell’Onu.
Le parole di Bertold Brecht, che in questi giorni stanno girando nei nostri siti, ci possono illuminare:
«Prima di tutti, vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare».
20 maggio 2008